PIENA!
La Alison di “Piena!” è una fumettista affermata, gestisce un rifugio di capre pigmee nel Vermont e vive nell’angoscia esistenziale per un mondo minacciato dal cambiamento climatico e dai conflitti bellici. In mezzo a un gruppo di personaggi variopinti che rispecchiano tutte le sfumature della società americana, da quella più liberale a quella più ardentemente Maga, Alison si ritrova a vivere le contraddizioni esilaranti e drammatiche della vita contemporanea e della sua stessa identità, tra un Thanksgiving anticolonialista e il carovita, tra la passione crescente per il formaggio vegetale e un ecosistema al collasso. Mentre il mondo sta bruciando, sarà in grado di scrivere un’opera abbastanza potente da liberare l’umanità dalla schiavitù del capitalismo? Può farlo mentre riceve un Emmy dopo l’altro per la serie tv a base di draghi e cannibalismo (molto) liberamente ispirata alla storia di suo padre, tassidermista ed ex galeotto? E nel frattempo come gestire la gelosia per l’insensata fortuna virale di quel video sul taglio della legna postato dalla compagna Holly? E come restare al passo con i mille progetti delle amiche progressiste (le stesse della sua famosa striscia Attenti alle lesbiche!) in piena crisi di mezza età?
PIERO MANZONI BACGLSP
Piero Manzoni: sì, quello della Merda d’artista venduta in scatolette. Quello che firmava uova sode, invitando poi il pubblico a mangiarle. Una geniale meteora che a partire da Milano attraversò la scena dell’arte italiana del Dopoguerra, per spegnersi troppo presto, a nemmeno trent’anni, nel 1963. Nato da una famiglia di nobili origini, studente di Legge non troppo convinto, si dedicò anima e corpo a un’arte “totale” che non distingue tra opera e vita, utilizzando ogni tipo di oggetti e ironizzando sulle convenzioni e sull’accademia. Conobbe e frequentò Lucio Fontana, anticipò l’Arte Povera, quella concettuale e altri movimenti di rottura, fondò gruppi e firmò manifesti d’avanguardia, fu criticato e poco compreso da noi ma molto amato all’estero: espose a Düsseldorf, Copenaghen, Amsterdam. Teatro dell’umana avventura di Manzoni è però, innanzitutto, la Milano della ricostruzione postbellica e del boom economico: la città degli anni Cinquanta e Sessanta piena di vitalità e contraddizioni, provinciale e già cosmopolita, dove coesistevano l’antico e il moderno, gli orti e i primi grattacieli, la ricchezza, la povertà e il crimine, la cultura e l’ignoranza, l’alto e il basso. La città del lavoro culturale e delle prostitute in strada, dei commendatori e delle segretarie raccontata da Luciano Bianciardi. La città del Bar Jamaica, cuore di Brera, dove artisti, scrittori, poeti, fotografi si ritrovavano a giocare a carte, sempre disposti a tirar mattina. Nel ricostruire la parabola di Piero Manzoni, con le sue tavole in bianco e nero ricchissime di dettagli, Bacilieri ci regala il ritratto appassionato di anni febbrili e creativi. Di un luogo e un tempo dove sognare era lecito e dove i sogni, a volte, addirittura si realizzavano.