PIENA!

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La Alison di “Piena!” è una fumettista affermata, gestisce un rifugio di capre pigmee nel Vermont e vive nell’angoscia esistenziale per un mondo minacciato dal cambiamento climatico e dai conflitti bellici. In mezzo a un gruppo di personaggi variopinti che rispecchiano tutte le sfumature della società americana, da quella più liberale a quella più ardentemente Maga, Alison si ritrova a vivere le contraddizioni esilaranti e drammatiche della vita contemporanea e della sua stessa identità, tra un Thanksgiving anticolonialista e il carovita, tra la passione crescente per il formaggio vegetale e un ecosistema al collasso. Mentre il mondo sta bruciando, sarà in grado di scrivere un’opera abbastanza potente da liberare l’umanità dalla schiavitù del capitalismo? Può farlo mentre riceve un Emmy dopo l’altro per la serie tv a base di draghi e cannibalismo (molto) liberamente ispirata alla storia di suo padre, tassidermista ed ex galeotto? E nel frattempo come gestire la gelosia per l’insensata fortuna virale di quel video sul taglio della legna postato dalla compagna Holly? E come restare al passo con i mille progetti delle amiche progressiste (le stesse della sua famosa striscia Attenti alle lesbiche!) in piena crisi di mezza età?

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Un racconto corale e rutilante, forse uno dei lavori più satirici dell’autrice del memoir capolavoro Fun Home, che ci trascina dentro un girotondo molto umano, alla disperata ricerca di una formula per sopravvivere al presente. Insieme.

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I lettori che hanno conosciuto Alison Bechdel leggendo Fun Home, un memoir nel quale scavava nel passato della sua famiglia e si confrontava con l’omosessualità nascosta del padre, saranno felicemente sorpresi di scoprire che l’identità di questa autrice così profondamente letteraria non è legata solo agli scaffali di una biblioteca, ma soprattutto ai tapis roulant di una palestra. Alison Bechdel, infatti, è da sempre ossessionata con l’attività fisica e negli anni si è lasciata travolgere dalla moda del momento: dall’aerobica allo spinning, dalle arti marziali allo yoga, non si è fatta mancare nulla. Eppure, ogni volta, non si è mai sentita pienamente soddisfatta e ha capito che l’allenamento non basta. Per ritrovare se stessi occorre leggere le poesie di Samuel Taylor Coleridge, perdersi nei diari di Dorothy Wordsworth, fare pace con Jack Kerouac e ammirare una pioniera del femminismo come Margaret Fuller. E nelle parole di queste personalità, Bechdel trova il senso profondo delle sue manie salutiste: la paura di non essere accettata. Perché il segreto della forza sovrumana non sta negli addominali scolpiti, ma nel nostro legame con gli altri.