IL CASTELLO INVISIBILE
In un tranquillo quartiere di Tokyo, sette studenti saltano la scuola nascondendosi al buio nelle loro camerette, incapaci di affrontare le loro famiglie e i loro amici, finché non scoprono che gli specchi delle loro camere da letto brillano. Con un solo tocco, vengono trascinati in un castello che sembra uscito da una fiaba dei fratelli Grimm. Questo luogo stravagante, stranamente privo di cibo e acqua corrente ma pieno di prese elettriche, ospita una ragazza petulante in maschera di nome Wolf Queen e diventa il parco giochi dei sette ragazzi e il loro rifugio durante l’orario scolastico. Vengono a sapere che, nascosta fra le mura, c’è una chiave che esaudirà un desiderio. Ma c’è un problema: la chiave deve essere trovata entro la fine dell’anno scolastico e i ragazzi devono lasciare il castello entro le cinque di ogni pomeriggio, pena la morte.
IL CAVALIERE NERO
| Ne Il Cavaliere nero Franco Busatta rilegge una classica storia de Il Piccolo Rangerdall’omonimo titolo, pubblicata negli anni Sessanta da Sergio Bonelli. La vicenda, che vede contrapporsi un giustiziere mascherato al Piccolo Ranger, uno degli eroi-fanciullo che andavano per la maggiore nel panorama fumettistico nostrano dal dopoguerra fino agli anni Settanta, è imperniata sul tema dell’identità perduta e del doppio. Al centro della trama troviamo infatti due gemelle e due personaggi maschili, uno buono, l’altro cattivo, dallo stesso nome: Kirk Madison. Il Cavaliere Nero è alternativamente impersonato proprio da una delle due gemelle e dal vero Kirk Madison, creando un labirintico gioco di specchi dove le domande ricorrenti si focalizzano insistentemente sull’apparire e lo scomparire, sul vedere e sul percepire. Così, rifacendosi alla tradizione del feuilleton francese ottocentesco, Lavezzolo, imbastisce un fumetto che spinge alla riflessione sui meccanismi stessi del racconto e sul rapporto tra l’autore e il lettore. A partire da questo discorso, la rilettura busattiana è tutta giocata sulla sottrazione e, immergendo tutta la parte visuale nel buio, a eccezione della figura del Cavaliere Nero, mette l’accento sugli invisibili processi della narrazione senza rinunciare a una revisione ludica che tiene conto dell’originaria destinazione leggera, popolare del fumetto. Il lavoro è realizzato, mantenendo tutti i disegni e i balloon nella posizione originale, senza alterazioni di sequenza, con l’unica concessione di alcune pagine ripetute o di alcune vignette riprese in negativo. |